“MA PERCHE’ MAMMA?” “PERCHE’ LO DICO IO!”

“Perchè lo dico io!” Quante volte abbiamo ripetuto questa frase ai nostri figli? L’articolo Reserve Judgment ci fa capire che questa non è una risposta che li aiuta. I ragazzi vanno capitati, ascoltati! Va insegnato loro come riflettere quando si presenta un problema.

Leggi l’articolo QUI o la traduzione in italiano, fatta dalla nostra educatrice Alessia (attività non profit)

 

RISERVA LE OPINIONI

 

Mio padre mi ha insegnato a come pensare.

Non cosa pensare – ma come.

Ero in seconda media quando abbiamo cominciato il rituale di sgattaiolare fuori casa presto il sabato mattina, lasciando che mia madre dormisse fino a tardi, e di camminare per dieci isolati fino al ristorante del vicinato. Ci accomodavamo a un tavolo e ordinavamo il nostro solito ( due uova, al tegamino, con patate e bacon).

Mangiare ci prendeva sempre meno tempo che la camminata per andare e tornare. Prima di tutto mio papà camminava in modo pesante, come se pensare gli portasse via gran parte dell’attenzione, così che ne rimaneva pochissima per dirigere i suoi passi e continuare ad andare avanti. Poi, papà si fermava tutte le volte che pensava intensamente a ciò di cui stavamo discutendo. Ci impiegavamo un’eternità per raggiungere il bar.

Spesso parlavamo di qualsiasi cosa papà avesse in mente – termodinamica, economia, il suo lavoro. Da qualunque parte iniziassero le nostre conversazioni, all’inizio la loro destinazione non era, al contrario del bar, né pianificata né prevista.

A mano a mano che diventavo grande, spesso le nostre conversazioni iniziavano con le mie preoccupazioni, il significato della vita, la differenza tra scienza e arte, cosa rendeva carismatica una persona.

Una volta chiesi a mio padre se credesse nella vita dopo la morte. Si fermò, mi guardò e esclamò: “Ottima domanda!” poi si strofinò la punta del naso e pensò ad alta voce, discutendo entrambe le posizioni a riguardo, e concludendo alla fine … bene, non ricordo a quale conclusione fosse arrivato. Ma qualunque fosse, non l’avrebbe considerata determinate, certa, o vera.

Papà avrebbe pienamente ammesso che il suo giudizio non era un dato di fatto, ma la migliore risposta possibile che poteva dare in quel momento. Gli sarebbe piaciuto se avessi preso la posizione opposta alla sua e avrebbe provato sinceramente a capire la mia prospettiva.

State insegnando ai giovani della vostra vita a come pensare? Quando affrontate un problema che richiede un parere, quante di queste cose sono vere?

– provo a non saltare a conclusioni

– sono consapevole che ciò è una questione di opinione: mi chiedo cosa penserebbe di questo problema qualcuno di cui mi fido.

– chiedo indipendentemente l’opinione di diverse persone, e considero le loro ragioni.

– cerco di separare le mie speranze e le mie paure dai dati di fatto e dalle credenze che supportano l’opinione.

Non crediate nemmeno per un minuto che i bambini debbano essere capiti ma non ascoltati, o che “ perché lo dico io” sia una spiegazione sufficiente per le nostre opinioni.

Coinvolgete i giovani in discussioni autentiche che, per esempio, insegnino loro come pensare. E date un’occhiata al nostro nuovo Judgment Playbook scritto insieme da Danny Kahneman e Olivier Sibony, su come formare, onorare e attivare questa forza di carattere. Come con ognuno dei nostri Playbook, aggiungeremo suggerimenti nel tempo – tutti basati su ricerche scientifiche.

Con grinta e gratitudine,

Angela

 

Fonte: Reserve Judgment  Character Lab di Angela Duckworth